DOMENICA 8 DICEMBRE - II NELL'AVVENTO
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,26-28
Versione Biblica Nuova Riveduta
Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo la lasciò.
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Una Parola per Te
Meditazione di Maurizio Abbà
La Parola di Dio è feconda nel suo senso di fede rigenerante,
per ogni generazione,
si espande e risuona diversamente là dove siamo situati, (Salmi 62,11!).
Una Parola gravida di tanto, di tutto,
vediamo alcuni significativi scampoli del tessuto salvifico,
(certamente ve ne sono molti altri):
- l'angelo (senza ali, come sono quasi tutti gli angeli) che porta una Buona Notizia,
che però all'inizio ha i tratti della sorpresa,
davvero non preventivabile, non scrutabile
nei suoi profondi orizzonti di storia della salvezza.
Buona Notizia
da ricevere non per calcolo religioso, ma laicamente per fede.
Una fede accolta in grembo
e da curare con premura
così che possa sbocciare tra le rose, (Salmi 8,2!),
nonostante le spine della vita quotidiana;
- la solidarietà tra donne e tra generazioni diverse in Elisabetta e Maria,
solidarietà prima da 'remoto' e poi in 'presenza', (Luca 1,39-45),
solidarietà che non accadrà sempre nella Storia travagliata
delle figlie dell'altra metà del cielo;
- un Giuseppe ai margini (apparentemente) di questo racconto,
che deve ripensarsi come uomo
ripensarsi nel suo ruolo, nel suo ambito, nella sua fede,
personaggio in cerca d'autore,
posizione fragile ma, anche per lui, tutta in costruzione,
anche qui il riverbero è in proiezione a noi contemporanea evidentemente.
Mentre Maria serberà nella sua meditazione quanto accaduto (Luca 2,19),
in 'verticale', potremmo dire,
Giuseppe altrettanto, ma su di un piano relazionale, in 'orizzontale', se così si può dire.
La Parola è feconda e permane proprio nella sua fragilità,
la fragilità divina di un neonato (Luca 2,12!),
per noi risuona anche tenero ed energico
II Corinzi 12,10, l'apostolo Paolo quando ci dice:
"perché quando sono debole, allora sono forte",
Con il solito accorgimento che è bene far risuonare ancora una volta,
anzi sempre al bisogno:
"Non c'è in un'intera vita cosa più importante da fare
che chinarsi
perché un altro,
cingendoti il collo,
possa rialzarsi. " *
* tratto da:
- Luigi Pintor, Servabo. Memoria di fine secolo, Bollati Boringhieri, Torino, 1991.