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DOMENICA 1 SETTEMBRE - 12a DOPO PENTECOSTE
GIOBBE 23,1-5.12b
versione Nuova Riveduta
1 Giobbe allora rispose e disse:
2 «Anche oggi il mio lamento è una rivolta,
per quanto io cerchi di contenere il mio gemito.
3 Oh, sapessi dove trovarlo!
Potessi arrivare fino al suo trono!
4 Esporrei la mia causa davanti a lui,
riempirei d'argomenti la mia bocca.
5 Saprei quel che mi risponderebbe,
capirei quello che avrebbe da dirmi.
2 «Anche oggi il mio lamento è una rivolta,
per quanto io cerchi di contenere il mio gemito.
3 Oh, sapessi dove trovarlo!
Potessi arrivare fino al suo trono!
4 Esporrei la mia causa davanti a lui,
riempirei d'argomenti la mia bocca.
5 Saprei quel che mi risponderebbe,
capirei quello che avrebbe da dirmi.
12b ho custodito nel mio cuore le parole della
sua bocca.
_________________________
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Interrompere e vincere la tempesta
I. Le parole dal cuore
Maurizio Abbà
Domenica 1 settembre inizia il periodo, fino al 4 ottobre di ogni anno,
per molte chiese cristiane denominato il Tempo del Creato,
un tempo liturgico per meditare e approfondire su tutte le tematiche che concernono
la salvaguardia del creato.
Il Creato: uno spazio dove vivere, amare, desiderare, ma purtroppo anche soffrire,
nella lettera biblica ai Romani capitolo 8 versetto 22, l'apostolo Paolo ci dice:
Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio;
è un lamento consapevole che, al contempo, chiede aiuto e porge aiuto.
Purtroppo l'appello di Paolo è ancora lì, di bruciante (letteralmente) attualità.
Infatti, la foresta Amazzonica brucia, ed è solo apparentemente lontana,
ci riguarda da vicino, è comunque il nostro ambiente vitale,
è il nostro polmone verde ed è appunto vitale, per tutti.
Il lamento di Paolo non è rassegnato tutt'altro: è consapevolmente energico.
Insomma è un lamento ma non è lamentoso.
Il lamento non può che essere individualmente amaro così la traduzione CEI
del testo di Giobbe
(vedremo poi che nel testo le cose stanno un po' diversamente e così dovrebbe essere
anche nella vita, una vita che non si vuole rassegnata).
Sappiamo purtroppo, per esperienza propria ed altrui,
che vi sono molte 'tonalità' nell'amarezza.
- Giobbe: un non ebreo (forse un arabo) la cui vicenda è narrata ed accolta nell'Antico Testamento
(di lingua ebraica ed aramaica).
Giobbe era nel benessere fisico e materiale improvvisamente è precipitato nella sciagura.
Come potrà risollevarsi?
La ricerca di Dio da parte di Giobbe è lacerante e a tratti intensi diventa straziante.
Come potrà risollevarsi?
La ricerca di Dio da parte di Giobbe è lacerante e a tratti intensi diventa straziante.
- Si chiede perché? Perché proprio a me?
Il malvagio prospera, l'uomo osservante invece soffre: tribula e ancora tribula.
Giobbe vuole essere interlocutore di Dio in Sua Presenza.
è nota l'affermazione del filosofo Theodor L.W. Adorno:
" La necessità di lasciar parlare molto la sofferenza è condizione di ogni verità. "
Nel libro di Giobbe c'è una grammatica della sofferenza.
Il dolore è esternato in un crescendo di richieste di spiegazione,
e non si accontenta anzi rifiuta le facili scorciatoie 'religiose' (i discorsi degli amici di Giobbe),
discorsi che sono rifiutati giustamente.
Il dolore tocca in profondità ed allora è in profondità e non con affermazioni superficiali
si può toccare la questione.
Il male ci tocca e non sono carezze come sappiamo
il dolore arriva a mordere la nostra carne anche quando la sofferenza è di altre creature.
Giobbe è proverbialmente noto come campione di pazienza
- la pazienza di Giobbe - .
Il messaggio del libro biblico che porta il suo nome però ci rende un personaggio
ben diverso con una sana reattività quindi non rassegnato, tutt'altro che rassegnato
e che non è paziente se non inizialmente nella narrazione della sua vicenda.
Giobbe semmai si rivolta.
Il male genera male, in una catena che pare non finire mai.
Che fare allora? - Il seguente frammento di dialogo c'illumina in proposito:
_____________________________________________________________________
Elie WIESEL:
Josy EISENBERG:
Allora, per te, il libro di Giobbe è più una protesta che una domanda?
Elie WIESEL:
Certamente. Del resto lo interpretano tutti così.
Giobbe soffre, ma soffre contro... la sofferenza!
In effetti Giobbe appartiene ad ogni epoca.
Sono convinto che ogni generazione dica la nostra stessa cosa:
che questo libro è stato scritto per lei.
tratto da: Josy Eisenberg - Elie Wiesel, Giobbe o Dio nella tempesta
Traduzione italiana di Chiara Pagani
SEI - Società Editrice Internazionale, Torino, 1989, 15.
______________________________________________________________________
Giobbe capitolo 23 versetto 2 nel suo testo in lingua originale (ebraica)
non ha lamento amaro
ma
ribellione è il mio lamento!
Altra traduzione possibile:
Anche oggi il mio lamento è una rivolta - così la Bibbia per la Famiglia, ed. San Paolo
così come tradotto da la Nuova Riveduta: rivolta.
Giobbe appunto protesta contro la sofferenza.
La tempesta non prevale sempre.
Dobbiamo iniziare ad impararlo.
Questa è una Buona Notizia.
Dobbiamo re-imparare ad annunciarla.
Dal cuore sorgono le parole che si sono ricevute evangelicamente:
Libertà, Fede, Amore,
sono alcune di queste parole.
Parole da custodire
con cura e premura per poterle Annunciare
Nel libro di Giobbe c'è una grammatica della sofferenza.
Il dolore è esternato in un crescendo di richieste di spiegazione,
e non si accontenta anzi rifiuta le facili scorciatoie 'religiose' (i discorsi degli amici di Giobbe),
discorsi che sono rifiutati giustamente.
Il dolore tocca in profondità ed allora è in profondità e non con affermazioni superficiali
si può toccare la questione.
Il male ci tocca e non sono carezze come sappiamo
il dolore arriva a mordere la nostra carne anche quando la sofferenza è di altre creature.
Giobbe è proverbialmente noto come campione di pazienza
- la pazienza di Giobbe - .
Il messaggio del libro biblico che porta il suo nome però ci rende un personaggio
ben diverso con una sana reattività quindi non rassegnato, tutt'altro che rassegnato
e che non è paziente se non inizialmente nella narrazione della sua vicenda.
Giobbe semmai si rivolta.
Il male genera male, in una catena che pare non finire mai.
Che fare allora? - Il seguente frammento di dialogo c'illumina in proposito:
_____________________________________________________________________
Elie WIESEL:
È
quello che nella tradizione orientale viene chiamato karma: il male
genera altro male.
Ma
noi, nella tradizione ebraica, crediamo sia possibile fermare il male con il
bene:
basta che un giorno un uomo protesti,
che Giobbe dica:
«No, basta!»… ed
ecco che, di colpo, la catena può essere interrotta…
Josy EISENBERG:
Allora, per te, il libro di Giobbe è più una protesta che una domanda?
Elie WIESEL:
Certamente. Del resto lo interpretano tutti così.
[…]
Giobbe soffre, ma soffre contro... la sofferenza!
In effetti Giobbe appartiene ad ogni epoca.
Sono convinto che ogni generazione dica la nostra stessa cosa:
che questo libro è stato scritto per lei.
tratto da: Josy Eisenberg - Elie Wiesel, Giobbe o Dio nella tempesta
Traduzione italiana di Chiara Pagani
SEI - Società Editrice Internazionale, Torino, 1989, 15.
______________________________________________________________________
Giobbe capitolo 23 versetto 2 nel suo testo in lingua originale (ebraica)
non ha lamento amaro
ma
ribellione è il mio lamento!
Altra traduzione possibile:
Anche oggi il mio lamento è una rivolta - così la Bibbia per la Famiglia, ed. San Paolo
così come tradotto da la Nuova Riveduta: rivolta.
Giobbe appunto protesta contro la sofferenza.
La tempesta non prevale sempre.
Dobbiamo iniziare ad impararlo.
Questa è una Buona Notizia.
Dobbiamo re-imparare ad annunciarla.
Dal cuore sorgono le parole che si sono ricevute evangelicamente:
Libertà, Fede, Amore,
sono alcune di queste parole.
Parole da custodire
con cura e premura per poterle Annunciare
La Buona Notizia continua...