venerdì 30 agosto 2019

la Lumière - Domenica 1 settembre - Giobbe 23,1-5.12b

foglio biblico, teologico, liturgico
gratuito



DOMENICA 1 SETTEMBRE - 12a DOPO PENTECOSTE

GIOBBE  23,1-5.12b
versione Nuova Riveduta


1  Giobbe allora rispose e disse:
2 
«Anche oggi il mio lamento è una rivolta,
  per quanto io cerchi di contenere il mio gemito.
3  Oh, sapessi dove trovarlo!
Potessi arrivare fino al suo trono!
4  Esporrei la mia causa davanti a lui,
riempirei d'argomenti la mia bocca.
5  Saprei quel che mi risponderebbe,
capirei quello che avrebbe da dirmi.

12b ho custodito nel mio cuore le parole della sua bocca.
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BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole 

Interrompere e vincere la tempesta 
I. Le parole dal cuore

Maurizio Abbà 


Domenica 1 settembre inizia il periodo, fino al 4 ottobre di ogni anno,
per molte chiese cristiane denominato il Tempo del Creato,
un tempo liturgico per meditare e approfondire su tutte le tematiche che concernono
la salvaguardia del creato.
Il Creato: uno spazio dove vivere, amare, desiderare, ma purtroppo anche soffrire,
nella lettera biblica ai Romani capitolo 8 versetto 22, l'apostolo Paolo ci dice:

Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio;

è un lamento consapevole che, al contempo, chiede aiuto e porge aiuto.

Purtroppo l'appello di Paolo è ancora lì, di bruciante (letteralmente) attualità.
Infatti, la foresta Amazzonica brucia, ed è solo apparentemente lontana, 
ci riguarda da vicino, è comunque il nostro ambiente vitale, 
è il nostro polmone verde ed è appunto vitale, per tutti. 

Il lamento di Paolo non è rassegnato tutt'altro: è consapevolmente energico.
Insomma è un lamento ma non è lamentoso.

Il lamento non può che essere individualmente amaro  così la traduzione CEI
del testo di Giobbe
(vedremo poi che nel testo le cose stanno un po' diversamente e così dovrebbe essere 
anche nella vita, una vita che non si vuole rassegnata).

Sappiamo purtroppo,  per esperienza propria ed altrui,
che vi sono molte 'tonalità' nell'amarezza.

  - Giobbe: un non ebreo (forse un arabo) la cui vicenda è narrata ed accolta nell'Antico Testamento
(di lingua ebraica ed aramaica).

Giobbe era nel benessere fisico e materiale improvvisamente è precipitato nella sciagura.
Come potrà risollevarsi?

La ricerca di Dio da parte di Giobbe è lacerante e a tratti intensi diventa straziante.
- Si chiede perché? Perché proprio a me? 
Il malvagio prospera, l'uomo osservante invece soffre: tribula e ancora tribula.

Giobbe vuole essere interlocutore di Dio in Sua Presenza.

è nota l'affermazione del filosofo Theodor L.W. Adorno:
" La necessità di lasciar parlare molto la sofferenza è condizione di ogni verità. " 

 
Nel libro di Giobbe c'è una grammatica della sofferenza.
Il dolore è esternato in un crescendo di richieste di spiegazione,
e non si accontenta anzi rifiuta le facili scorciatoie 'religiose' (i discorsi degli amici di Giobbe),
discorsi che sono rifiutati giustamente.

Il dolore tocca in profondità ed allora è in profondità e non con affermazioni superficiali
si può toccare la questione. 
Il male ci tocca e non sono carezze come sappiamo
il dolore arriva a mordere la nostra carne anche quando la sofferenza è di altre creature.

Giobbe è proverbialmente noto come campione di pazienza 
- la pazienza di Giobbe - .
Il messaggio del libro biblico che porta il suo nome però ci rende un personaggio
ben diverso con una sana reattività quindi non rassegnato, tutt'altro che rassegnato
e che non è paziente se non inizialmente nella narrazione della sua vicenda.

Giobbe semmai si rivolta.

 Il male genera male, in una catena che pare non finire mai.

Che fare allora?  - Il seguente frammento di dialogo c'illumina in proposito:

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Elie WIESEL:
È quello che nella tradizione orientale viene chiamato karma: il male genera altro male.

Ma noi, nella tradizione ebraica, crediamo sia possibile fermare il male con il bene: 
basta che un giorno un uomo protesti, 
che Giobbe dica: 
«No, basta!»… ed ecco che, di colpo, la catena può essere interrotta…



Josy EISENBERG:
Allora, per te, il libro di Giobbe è più una protesta che una domanda?

 
Elie WIESEL:
Certamente. Del resto lo interpretano tutti così. 

[…]

Giobbe soffre, ma soffre contro... la sofferenza!
In effetti Giobbe appartiene ad ogni epoca.
Sono convinto che ogni generazione dica la nostra stessa cosa: 
che questo libro è stato scritto per lei. 


tratto da: Josy Eisenberg - Elie Wiesel, Giobbe o Dio nella tempesta
Traduzione italiana di Chiara Pagani
SEI - Società Editrice Internazionale, Torino, 1989, 15.
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Giobbe capitolo 23 versetto 2 nel suo testo in lingua originale (ebraica)
non ha lamento amaro
ma
ribellione è il mio lamento!

Altra traduzione possibile:
Anche oggi il mio lamento è una rivolta - così la Bibbia per la Famiglia, ed. San Paolo
così come tradotto da la Nuova Riveduta: rivolta.

Giobbe appunto protesta contro la sofferenza.

La tempesta non prevale sempre.
Dobbiamo iniziare ad impararlo.
Questa è una Buona Notizia.
Dobbiamo re-imparare ad annunciarla. 

Dal cuore sorgono le parole che si sono ricevute evangelicamente:
Libertà, Fede, Amore,
sono alcune di queste parole.
Parole da custodire 
con cura e premura per poterle Annunciare


La Buona Notizia continua...