domenica 28 febbraio 2016

la Lumière - Domenica 28 febbraio 2016

foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito

                                                                 Domenica  28 febbraio 2016
                                                    - 3a DEL TEMPO DI PASSIONE- OCULI
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore - Salmi 25,15
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,6-9
Bibbia - Versione Nuova Riveduta

6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò.

7 Disse dunque al vignaiuolo: "Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercare frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?"

8 Ma l'altro gli rispose: "Signore, lascialo ancora quest'anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime.

9 Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai"».



 Theologica I.
 John R. DONAHUE
" Che cos'è una parabola?
Nella Bibbia le affermazioni riguardanti di Dio e gli interventi di Dio nel mondo sono formulate in un linguaggio per immagini che si snoda secondo le cadenze ritmiche della poesia ebraica. Dio è non soltanto potente ma colui che «fa morire e fa vivere; fa scendere alla sheol e fa risalire» (I Sam. 2,6). Egli non solo libera un popolo, ma lo fa uscire da una casa di schiavitù «con mano potente e braccio teso» (Deut. 5,15). La Bibbia ebraica immagina un Dio che getta le fondamenta della terra e chiude il mare tra porte (Giob. 38,4.8), che si mette alla ricerca di un popolo infedele spinto dal desiderio dell'amante respinto (Os. 2) e lo ricorda con l'amore di una madre (Is. 49,14-15). 
Il Dio biblico parla per immagini che toccano le profondità nascoste dell'esperienza umana e ricoprono tutta la varietà delle emozioni umane. La letteratura biblica non prova imbarazzo per questa profusione di immagini, che non sempre si possono facilmente conciliare tra loro.
    Gesù di Nazaret è sia erede di questa tradizione sia fonte di una tradizione nuova; non solo mette in guardia i discepoli dalle insidie che la sua sequela comporta, ma anche afferma che «se il sale perde la sua salinità, in che modo gli darete sapore?» (Mc. 9,50). Pur non rientrando nel genere poetico secondo i canoni occidentali più recenti, i discorsi di Gesù mostrano tratti tipici della poesia ebraica
(...)
Con la sua concretezza il linguaggio di Gesù cattura la nostra attenzione, con le sue cadenze ritmiche risuona nei nostri ricordi e con i suoi arcani ed enigmi ci impegna nel tentativo di comprenderlo.  "



tratto da: - John R. Donahue, Il vangelo in parabola
Metafora, racconto e teologia nei vangeli sinottici
(Introduzione allo studio della Bibbia Supplementi 69),
Paideia Editrice, Brescia, 2016, 13-14, (passi scelti), traduzione di Alessia Piana.



  
Theologica II.
Eberhard JÜNGEL
Il discorso della pazienza di Dio ci conduce a porre ancora di più l’accento, puntualizzando e precisando, in quale senso il Creatore e il Redentore del mondo sia un Dio appassionato. 
Dio è paziente – non quantunque – ma perché è appassionato.

(…)

la pazienza di Dio altro non è che il lungo respiro della sua passione.

(…) 
Il Dio paziente è un Dio che parla.

   Parlando, Egli si prende tempo, e parlando Egli assicura il tempo, che all’uomo abbisogna per adattarsi a Dio, e ciò significa sempre anche certamente: per disporsi profondamente in un altro modo. Parlando, Egli segue la sua creatura, per redimerla. Nel nome di Cristo, l’apostolo prega: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20), cosicché il Dio paziente appare qui perfino come il Dio che prega. Più chiaramente non si può esprimere quanto Dio sia paziente. Ma anche più chiaramente non si può annunciare quanto la pazienza divina persegua la sua meta. L’urgenza della preghiera deve essere grande, se essa è pronunciata in nome di Cristo, e  perciò di Dio. La rappresentazione, sommamente urtante non solo per il mondo antico, del Dio che prega, lascia riconoscere che la pazienza divina non tralascia alcuna possibilità della parola per raggiungere il suo fine. Al fanatico religioso piacerebbe di più, secondo la prassi «Si sono scambiate abbastanza parole», voler vedere finalmente delle azioni, delle azioni di forza da parte di Dio.

(…) La vittoria dell’amore

   La Bibbia da parte sua annuncia invero simili azioni di forza per la fine dei tempi: scompariranno cielo e terra. Queste sono immagini apocalittiche che ci atterriscono, che vengono gettate all’orizzonte di un mondo che trova la sua fine.

Certo lo si può interpretare nel senso che allora anche la pazienza divina ha una fine. Noi siamo però meglio informati se vediamo quegli annunci nel senso che essi si volgono ad attendere un nuovo cielo e una nuova terra, e quindi vogliono inculcare non la fine, bensì il fine della pazienza divina: cioè la vittoria dell’amore, il cui fuoco poi in effetti brucerà – ma non per distruggere, bensì per purificare e trasformare ciò che necessita di purificazione e trasformazione mediante la forza dell’amore. Così come certo anche in ogni cuore umano, nel quale la pazienza dell’amore di Dio già adesso raggiunge la sua meta, s’accende il fuoco dell’amore che arde, purifica e trasforma e che ora aspetta dall’uomo il lungo respiro della passione, che merita di essere chiamato pazienza, pazienza colma d’amore. "



tratto da: - Eberhard Jüngel, Pazienza di Dio – Pazienza dell’Amore 
in: Eberhard Jüngel – Karl Rahner, La pazienza di Dio e dell’uomo

(Il pellicano), Editrice Morcelliana, Brescia, 1985, 11-12.34-35, traduzione di Orlando Boldi.



Theologica III.
Gabriella CARAMORE
“ (…) Ecco allora che, in un’epoca dominata da fretta e impazienza, sarà forse possibile rinvenire – e anche creare – spazi pazienti per provare a stare al mondo. Forse sarà possibile scoprire che la pazienza, sparita dall’orizzonte contemporaneo come qualità del tempo, la si potrà trovare, trasformata, in una qualità della relazione tra gli esseri umani, a cui si potrà dare il nome di «cura». Intendendo, con ciò, un dinamismo pensoso, ma sgombro di veleni; una dialettica quieta, ma non passiva; un movimento attivo della presenza capace di trasformazione. 
Dove «pazienza» e «impazienza» entrano in un contrasto talora fecondo, incalzandosi a vicenda correggendosi, fronteggiandosi.  “


tratto da: - Gabriella Caramore, Pazienza  
(Parole controtempo) editrice il Mulino, Bologna, 2014, 18.







" C'è un lato attivo della pazienza: il senso dell'attesa, della costruzione di futuro, di una fattiva speranza. Il bambino che cresce ha bisogno di tempo, e dunque di pazienza. Ne hanno bisogno coloro che si amano, per custodire il loro sentimento. Ne ha bisogno l'albero, che aspetta la primavera e l'estate per i fiori e i frutti. Quanto noi possiamo fare è creare un ambiente favorevole a questa crescita paziente, grazie alla cura che poniamo verso l'altro e nelle cose in cui siamo impegnati. In questo modo si rovescia anche l'idea di pazienza come regno del privato, del piccolo sé; e grazie alla cura dell'altro si attribuisce a quel termine tutto il suo valore spirituale, etico, civile, politico. "



tratto da: - Gabriella Caramore, La pazienza

(Confronti) Monastero di Bose, Magnano (BI), CDaudio, 23 novembre 2014, (dalla IV di copertina). 






 
 



BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio ABBÀ

La parabola, lucana, del fico: breve e intensa nella sua, multiforme, radicalità misericordiosa.
Il 'tale' al vignaiolo dice, riferito al fico: "taglialo" (v. 7),
il vignaiolo intende porgere ancora delle cure e sposta ad un eventuale futuro il gesto di tagliare il fico: e si rivolge al proprietario (il 'tale'), e gli dice: "lo taglierai" (v. 9),
- è da notare che se il taglio risulta, o dovesse risultare in futuro, da considerarsi inevitabile, nessuno dei due però intende farlo, ora o tra un anno, in prima persona ma chiede che sia l'altro a procedere - .
Nel frattempo c'è tempo, c'è ancora tempo, il tempo del prendersi cura (v. 8), quanto più siamo convinti dell'impegno in questo periodo tanto più ci sarà possibilità di tornare a porgere frutti. 
- Nel frattempo è richiesta vigilanza, e cura, appunto. 
Per iniziare a portare frutto.
Ci vuole dunque pazienza. Pazienza che diventa determinazione creativa.

Il seguente passo lucano è in feconda (fruttuosa!) tensione con la parabola del fico:

Luca 3,9: " Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. "

Giovanni il Battista nella sua predicazione ammoniva sull'urgenza della conversione, che non può essere minimizzata e dall'altra la parabola del fico, raccontata da Gesù, procede in parte in quella direzione e, al contempo, con energia porge ancora la possibilità del tempo per la salvezza, non per attardarsi, ma per una Buona Notizia incisiva e decisiva, la Buona Notizia salvifica. 
La Buona Notizia è che Dio è Amore, Dio non è guerra.
L'idolo bellicoso dei fondamentalisti religiosi vuole la fine tragica di tutto e di tutti;
Dio invece vuole indicarci il fine di una misericordia radicale, un orizzonte nuovo dove poter abitare, dove poter vivere insieme.
Per questo: occorre zappare intorno, mettere del concime: Luca 13,9, per superare ogni tipo di rassegnazione, per non cadere nel fatalismo, per evitare il: ... era destino ..., no non è destino, Dio ci chiama a libertà e a vita. La vita: quella degli altri e la nostra, la vita del Suo creato.
Prendiamoci il tempo necessario per questo, anche il tempo per noi stessi per poter ripartire - pazientemente e con slancio! - .  
Nell'ambito dell'anno liturgico questa Domenica è denominata: Oculi "I miei occhi sono sempre rivolti al Signore", Salmi 25,15, la pazienza di Dio ci offre in dono uno sguardo diverso, uno sguardo paziente: attento e profondo per poter essere di aiuto, per provare empatia, è una sensibilità nuova dal sapore antico, ed è gratuita.
- La pazienza di Dio è Dio che prega.  
Sì, Dio Padre Figlio Spirito Santo prega per noi.
Allora Buona Notizia a tutti e Buona Vera Pazienza a tutti.