Librarsi
domande per sapere risposte per domandare ancora
Recensione di Maurizio Abbà
- Enzo Bianchi
Spezzare
il pane
Gesù a tavola e la sapienza del vivere
Gesù a tavola e la sapienza del vivere
(Frontiere Einaudi),
Einaudi editore, Torino, 2015, pp. 110.
www.einaudi.it
www.einaudi.it
Il riformatore protestante Giovanni Calvino indicava nel pane della Cena del Signore la sua importanza in quanto: nutre, alimenta, ci sostenta è dunque vitale ed è così anche per il corpo di Gesù Cristo: nutrimento, alimento, sostentamento per la nostra vita spirituale.
- Da una prospettiva diversa, ma non distante, si muove l'importante riflessione di Enzo Bianchi proposta per i tipi dell'editore torinese Einaudi.
“ Sì, c’è un magistero
di Gesù a tavola che dobbiamo conoscere, per diventare più umani, per scoprire
o riscoprire la sapienza del vivere e del convivere. “
(Enzo Bianchi, Spezzare
il pane, 5).
Su questa solida base,
il monaco priore della comunità monastica internazionale di Bose (a Magnano in
provincia di Biella) Enzo Bianchi sviluppa in un saggio divulgativo, impegnato
criticamente ma di gradevole lettura (non sempre, purtroppo, le due cose sono
congiunte in pubblicazioni di questo genere) la tematica del cibo per tutti con sobrietà senza gli sprechi insulto per chi ha fame.
Pane come alimento e pane come ricerca di senso per una vita nutrita di cose vere, autentiche.
Senza banalità ma con una scrittura che richiama memoria e attualizzazione, vicende famigliari giovanili ed una matura in quanto temprata sensibilità biblica
Il tema
dell’alimentazione riguarda, evidentemente tutti. Il cibo è messo a tema anche
dalla Bibbia, anzi con grande rilievo.
Già la prima pagina
biblica, Genesi 1,29-30, si sofferma
sulla disposizione divina per l’essere umano e per tutti gli altri animali di
un’alimentazione vegetariana. Il che significa, tra l’altro, che, nel disegno
divino originario per alimentarsi non è necessario e non è proprio richiesto
l’esercizio della violenza (né diretta né per delega).
L’ecologia richiede
una riconsiderazione profonda del nostro stile di vita, evitando gli sprechi
alimentari insulto a chi ha fame.
Ardite, decisamente
ardite, ma dinamicamente appropriate sono le seguenti affermazioni di Enzo
Bianchi che delineano un filo rosso
davvero sorprendente per l’impatto che potrebbero avere nella ricerca e
nell’affermazione, sacrosanta, della giustizia sociale:
“ Omnia sunt communia questa affermazione, che risale ai padri della
Chiesa, è stata la bandiera della rivoluzione di Thomas Müntzer (1489-1525), la
«rivoluzione dei contadini». Dal ’68 in poi appare come segno scritto lasciato
da manifestanti che protestano, com’è accaduto a Milano, in occasione
dell’inaugurazione di Expo 2015. Si può essere sorpresi dalla carente
predicazione ecclesiastica degli ultimi decenni, soprattutto in Italia e nei
Paesi a più alto reddito: una predicazione muta sui temi della giustizia e
dell’equità, ma in verità noi troviamo questa affermazione nella costituzione Gaudium et spes del Concilio Vaticano
II:
Dio
ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli
uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati
equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità
[…] L’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose che legittimamente
possiede non solo come proprie, ma anche come comuni […] Il concilio richiama
urgentemente tutti […] affinché
memori della sentenza dei padri: «Da’ da mangiare a colui che è
moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso»
realmente mettano a disposizione e impieghino utilmente i propri beni, ciascuno
secondo le proprie risorse, specialmente fornendo ai singoli e ai popoli i
mezzi con cui essi possano provvedere a se stessi e svilupparsi [Gaudium et spes 69]
(Enzo Bianchi, Spezzare
il pane, 23-24)
“ (…) scoprii con grande meraviglia nella
Bibbia, di cui ero divenuto un assiduo lettore, che nel tempio di Gerusalemme,
luogo di incontro tra Dio e il suo popolo, proprio davanti al Santo dei santi,
dove la Shekinah, la Presenza di Dio,
aveva il suo trono e il suo sito, c’era una tavola coperta di oro, preziosa e
splendente. Una tavola per Dio? Certo, Dio non mangiava, ma in quel modo si
testimoniava che ogni tavola può diventare un pasto al quale Dio è presente.
Su questa tavola
c’erano deposti «i pani del volto», cioè dodici pani posti l’uno sull’altro in
due pile da sei, che venivano mangiati ogni sabato dai sacerdoti. Questi pani
stavano dinanzi a Dio, quale unica realtà visibile davanti alla tenda che
chiudeva il Santo dei santi, dunque testimoniavano la sua Presenza: non il pane
era Dio, né stava al suo posto, ma si mangiava il pane davanti a Dio per aver
comunione con lui. Chi andava al tempio e cercava la Presenza di Dio per
contemplarla e adorarla, vedeva quei pani, nient’altro che quei pani. ”
(Enzo Bianchi, Spezzare
il pane, 88-89).
Il pane, inteso come
alimento primario di base, come poterlo porgere a tutti?
I testi biblici degli
Evangeli ci narrano di Gesù che invita a condividere quanto si ha, non
moltiplicazione ma condivisione!, come nota molto bene Enzo Bianchi (a pagina 70).
Il pane e il
companatico.
(Nell’Evangelo secondo
Giovanni, il ‘riformatore’ tra i 4 evangeli canonici, il testo, precisamente in
Giovanni 6,14 il testo greco ha Opsarion
doppio diminutivo di opson (cibo
cotto da mangiare col pane); successivamente assunse il significato di «pesce»,
in particolare «pesce secco e conservato», il termine originario andrebbe
tradotto correttamente con: companatico.
Si veda: Raymond E. Brown, Giovanni Commento al Vangelo spirituale
Cittadella editrice, Assisi, 1979 seconda edizione, 302-303).
La lettura del saggio
di Enzo Bianchi, un saggio agile e denso, presenta, a pagina 106, una breve e
succosa nota bibliografica Per andare
oltre…
Intanto possiamo dire
che ci sono delle buone basi per ripartire con una riflessione, anche
biblico-teologica, che diventi concretamente un ausilio.
Pane per nutrirsi, pane per gustare l'arte, la cultura, il pane e il companatico.
Mi torna in mente il detto:
il pane e le rose non è uno slogan, è anche la possibilità di sbarcare sul pianeta della lettura:
molti libri sono tra queste "rose" e, qualche volta, sono anche "pane". Grazie.
Maurizio Abbà
