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Domenica 20 marzo 2016
- DOMENICA DELLE PALME
Bibbia - Versione Nuova Riveduta
Salmi 31,14-15a
14 Ma io confido in te, o SIGNORE;
io ho detto: «Tu sei il mio Dio».
15 I miei giorni sono nelle tue mani;
Theologica I.
Theologica II.
14 Ma io confido in te, o SIGNORE;
io ho detto: «Tu sei il mio Dio».
15 I miei giorni sono nelle tue mani;
Theologica I.
Walter BRUEGGEMANN
" Per chi li studia, i salmi sono uno strano esempio di letteratura sembrano diretti e chiari; non paiono oscuri, tecnici o complicati. Tuttavia, quando sospendiamo il loro studio, siamo consapevoli che perdura un indefinibile fascino. Qualsiasi commento sui salmi è inevitabilmente parziale e provvisorio,
(...)
ma la ragione del carattere parziale e provvisorio dello studio dei salmi non è dovuto semplicemente a tali limiti, bensì alla loro stessa natura. Vi è più di quanto si possa toccare e intuire. "
tratto da: - Walter Brueggemann, La Spiritualità dei Salmi
(meditazioni 173), Editrice Queriniana, Brescia, 2004, 5;
Traduzione dall'inglese americano di Maria Sbaffi Girardet.
N.T. WRIGHT
" (...)
I salmi, che costituiscono il grande innario nel cuore della Bibbia, sono stati la linfa vitale quotidiana dei cristiani, e naturalmente del popolo ebraico, fin da tempi più antichi. Eppure, in molti ambienti cristiani di oggi, i salmi sono caduti in disuso. Laddove sono ancora utilizzati, sia recitati sia cantati, sono spesso ridotti a pochi versi con la funzione di "riempitivo" fra altre parti della liturgia o del culto.
(...)
Supponiamo che i salmi fossero andati perduti senza essere mai stati pubblicati in alcuna Bibbia o in altri libri di preghiera. Supponiamo che poi siano stati ritrovati su una pergamena sbiadita ma ancora leggibile, scoperta dagli archeologi nelle sabbie della Giordania o in Egitto.
Che cosa accadrebbe?
Una volta decifrati e tradotti, sarebbero sulla prima pagina di tutti i giornali del mondo.
Una miriade di studiosi delle più svariate discipline ammirerebbe la bellezza e il contenuto di questi antichi canti e poesie di adorazione.
I salmi sono tra le più antiche poesie al mondo, e ancora oggi vincono il confronto con qualunque poesia appartenente a qualsivoglia cultura, antica o moderna, proveniente da qualsiasi parte del mondo.
Sono pieni di forza e di passione, profonda miseria e giubilo sfrenato, tenera sensibilità e potente speranza. Chiunque abbia un cuore aperto a nuove dimensioni dell'esperienza umana, chiunque ami la buona scrittura, chi desideri una finestra sulle luci scintillanti e sugli angoli oscuri dell'animo umano, chiunque sia aperto a una visione più ampia della realtà raccontata con una scrittura impeccabile, dovrebbe reagire alla lettura di queste poesie con la stessa voracità di chi non ha consumato un pasto di qualità da una o due settimane. Tutto qui. "
tratto da: - N.T. Wright, I Salmi perché sono essenziali
(Spiritualità 11), Claudiana editrice, 2015, 7-8;
Traduzione: Daniela Salusso
Theologica III.
Paolo
RICCA
[...]
Così l'onnipotenza, riferita a Dio,
non è un titolo onirifico e decorativo o un'iperbole retorica;
al contrario è il suggello stesso
della divinità.
Un Dio non onnipotente potrebbe essere
tante cose, tranne che Dio.
Ci sarebbe infatti qualcuno più
potente di lui, e a questo qualcuno spetterebbe allora di essere considerato
Dio.
[...]
Dio condividendo la nostra debolezza,
non ne approfitta per imporsi come extrema
ratio, come ultima risorsa quando tutte le altre hanno fallito. E allora
ricorriamo a Dio, che però non vuole essere l'ultima risorsa, ma la prima:
prima che nella malattia, vuol essere riconosciuto e invocato nella salute; non
quando siamo in crisi, ma quando stiamo bene; non nei giorni difficili, ma in
quelli felici; non quando siamo deboli, ma quando siamo forti.
Nella nostra debolezza, Dio non ci
dice: «Adesso non puoi più fare a meno di me».
No, Dio non ragiona così, non ci prende per il collo (se così si può
dire);
vuole che la fede sia un
atto di libertà, non di necessità.
tratto da: - Paolo
Ricca, Onnipotenza e Fragilità: attributi dello stesso Dio?
in: A cura di Brunetto Salvarani,
La fragilità di Dio contrappunti
teologici sul terremoto
(Itinerari Collana di spiritualità Dottrina
esperienze testimonianze),
Theologica IV.
James L. MAYS
" Tra tutte le espressioni ormai familiari per indicare la fiducia in Dio, ce ne sono due che si trovano unicamente in questa preghiera. (...)
«Nelle tue mani rimetto il mio spirito» (v.5). Poiché nel Vangelo di Luca queste parole sono le ultime mormorate dalle labbra di Gesù prima di spirare (Lc. 23,46) e nel libro degli Atti degli apostoli le ultime parole mormorate dal protomartire Stefano mentre lo lapidavano sono simili a queste (At. 7,59) , attraverso i secoli quell'affermazione di fiducia è stata usata dai credenti quale preghiera di addio alla vita di chi muore nella fede: nel novero di costoro si sono, per esempio, Policarpo, Bernardo di Chiaravalle e Lutero.
La dichiarazione divenne un'intensa liturgia personale del moribondo per acconsentire, in fiducia, al ritorno del suo spirito al Dio che lo aveva dato.
Tuttavia, in ebraico e nel contesto del Sal. 31 la frase significa, più o meno, «affido la mia vita al tuo volere sovrano»; è, in sostanza, una confessione esistenziale di massima impotenza, di dipendenza totale, di fiducia illimitata; un modo per dire, nel momento dell'afflizione, «Decidi tu, Dio, ciò che sarà per me; io sono pronto ad accettare la tua decisione».
L'altra espressione esclusiva del nostro salmo è una variante per dire sostanzialmente la medesima cosa. «I miei tempi sono in mano tua» (v. 15) non significa che dipende da Dio quanto a lungo vivremo, ma che il nostro destino (le occasioni quando accadono le cose che determinano la nostra vita) è nelle mani di Dio.
Queste sono affermazioni che appartengono tanto alla vita quanto alla morte.
In realtà, ci si deve chiedere se esse possono essere pronunciate in verità e sincerità alla fine di un cammino, se non sono state la confessione di fede per tutto il viaggio.
Queste sono affermazioni che appartengono tanto alla vita quanto alla morte.
In realtà, ci si deve chiedere se esse possono essere pronunciate in verità e sincerità alla fine di un cammino, se non sono state la confessione di fede per tutto il viaggio.
Messe sulle labbra di Gesù, quelle parole rappresentano sicuramente una profonda interpretazione di tutta la sua vita.
Calvino disse che se una persona non pratica tale fiducia nella provvidenza di Dio nel corso della sua vita, «non ha ancora imparato correttamente che cosa significhi vivere» . "
tratto da: James L. Mays, Salmi
Edizione italiana a cura di Franco Ronchi
(Strumenti 50 commentari), Editrice Claudiana, Torino, 2010, 164-165.
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Maurizio ABBÀ
- Confidare ... in chi? In che cosa?
il dizionario ci porge come risposta alla voce 'confidare' i seguenti possibili significati:
nella propria stella, nelle proprie capacità, nel tempo, nella clemenza dei giudici;
- nella propria stella: ma chi si affida all'astrologia resta presto deluso, l'umanità non può essere comodamente suddivisa in sole 12 parti distinte, la situazione è, come dire, più complessa. Miliardi di volte più complessa, ogni individuo è particolare, ogni persona è speciale. Non ci sono stelle che tengano.
Se sapremo attingere alle nostre risorse interiori più profonde, più vere, più autentiche allora arriveremo a toccar le stelle e forse anche più su, cioè a confidare:
- nelle proprie capacità, altro possibile significato, ritrovare l'autostima anche per poter stimare gli altri, senza dimenticare il coraggio di saper chiedere aiuto;
- nel tempo, può essere un semplice aspettare condizioni meteo favorevoli (le condizioni del tempo favorevoli per gli uni potrebbero però essere sfavorevoli per altri), oppure
nel tempo, questa dimensione che ci sfugge, che scivola via, il tempo che ci accompagna e, al contempo, ci supera, una dimensione che ci proietta al Passato, la nostra Memoria, con i ricordi (anche olfattivi!) e poi il Futuro che non sappiamo, in cui speriamo e, al contempo, ci preoccupa, a volte ci spaventa, a volte invece lo attendiamo radioso e ci dà impulso a vivere.
E poi c'è il Presente: dipende da noi se il nostro presente ripiegato e prigioniero del passato e disperso nel futuro oppure se se è agile e libero nell'attualità;
- nella clemenza dei giudici questa possibilità del confidare ci chiede, fra l'altro, quando siamo noi i 'giudici' degli altri siamo clementi e misericordiosi? E sappiamo esserlo con noi stessi?
Non si tratta di auto-assoluzione ma di cercare di buttare fuori i veleni che corrodono senza riversarli su gli altri, in una parola: non avvelenare le relazioni neppure la relazione con noi stessi.
- Confidare: in Dio, altro possibile significato alla voce 'confidare' del dizionario Treccani, su internet, ci porge il 'confidare in Dio' come primo significato di 'confidare'.
Ma davvero per prima cosa confidiamo in Dio?
- Dio è onnipotente? Sì, attenzione però non è l'onnipotenza dell'uomo ingigantita al quadrato, su questo occorre riflettere, spiritualmente: occorre meditarci su.
- Dio è fragile? La fragilità è uno dei dati che la Domenica delle Palme ci lascia, come dire, in eredità, Gesù è celebrato dalle folle e poco dopo sarà processato e condannato, (una parte) della folla prima celebrante poi gli sarà avversa, mortalmente avversa. Gesù sarà crocifisso dal potere romano come un malfattore.
Dio è fragile? Sì perché è Dio.
Se fosse un idolo non sarebbe accaduto, l'idolo non è mai messo in questione.
L'idolo è il non-Dio.
L'idolo è muto quindi rimanda i desideri al mittente senza una critica costruttiva, senza empatia, senza fede,
ma con: adulazione distruttiva, indifferenza, superstizione, in quanto l'idolo è un manufatto dell'uomo, l'idolo non è Dio (come ci ricordano, tra gli altri, i profeti biblici Isaia e Geremia).
Una sana e feconda dialettica tra onnipotenza e fragilità.
Solo Dio è onnipotente e questo ci libera dalla presunzione di essere noi dio e ci aiuta anche a non confidare in altri dèi.
Liberi quindi da sudditanze anche dalle sudditanze ai fantasmi delle nostre paure ed angosce.
Il riconoscimento dei nostri limiti è la nostra fragilità, riconoscere questo è una grande conquista e, tutto sommato, una vera liberazione dalle nostre pretese impossibili che ci opprimono.
Solo Dio è Dio.
Su questa base, al contempo solida e fragile, ecco la 'forte rocca'
(espressione di fede tratta, com'è noto, dal Salmo 46 e ripresa da Lutero nel suo celebre inno), una fede delicata e fiorente perché costruttiva.
Una fede, per utilizzare un termine coniato recentemente, petalosa.
- I nostri giorni sono allora in mani sicure quelle del Dio d'Israele-Dio di Gesù Cristo,
è il nostro tempo quindi non sciupiamolo.
il dizionario ci porge come risposta alla voce 'confidare' i seguenti possibili significati:
nella propria stella, nelle proprie capacità, nel tempo, nella clemenza dei giudici;
- nella propria stella: ma chi si affida all'astrologia resta presto deluso, l'umanità non può essere comodamente suddivisa in sole 12 parti distinte, la situazione è, come dire, più complessa. Miliardi di volte più complessa, ogni individuo è particolare, ogni persona è speciale. Non ci sono stelle che tengano.
Se sapremo attingere alle nostre risorse interiori più profonde, più vere, più autentiche allora arriveremo a toccar le stelle e forse anche più su, cioè a confidare:
- nelle proprie capacità, altro possibile significato, ritrovare l'autostima anche per poter stimare gli altri, senza dimenticare il coraggio di saper chiedere aiuto;
- nel tempo, può essere un semplice aspettare condizioni meteo favorevoli (le condizioni del tempo favorevoli per gli uni potrebbero però essere sfavorevoli per altri), oppure
nel tempo, questa dimensione che ci sfugge, che scivola via, il tempo che ci accompagna e, al contempo, ci supera, una dimensione che ci proietta al Passato, la nostra Memoria, con i ricordi (anche olfattivi!) e poi il Futuro che non sappiamo, in cui speriamo e, al contempo, ci preoccupa, a volte ci spaventa, a volte invece lo attendiamo radioso e ci dà impulso a vivere.
E poi c'è il Presente: dipende da noi se il nostro presente ripiegato e prigioniero del passato e disperso nel futuro oppure se se è agile e libero nell'attualità;
- nella clemenza dei giudici questa possibilità del confidare ci chiede, fra l'altro, quando siamo noi i 'giudici' degli altri siamo clementi e misericordiosi? E sappiamo esserlo con noi stessi?
Non si tratta di auto-assoluzione ma di cercare di buttare fuori i veleni che corrodono senza riversarli su gli altri, in una parola: non avvelenare le relazioni neppure la relazione con noi stessi.
- Confidare: in Dio, altro possibile significato alla voce 'confidare' del dizionario Treccani, su internet, ci porge il 'confidare in Dio' come primo significato di 'confidare'.
Ma davvero per prima cosa confidiamo in Dio?
- Dio è onnipotente? Sì, attenzione però non è l'onnipotenza dell'uomo ingigantita al quadrato, su questo occorre riflettere, spiritualmente: occorre meditarci su.
- Dio è fragile? La fragilità è uno dei dati che la Domenica delle Palme ci lascia, come dire, in eredità, Gesù è celebrato dalle folle e poco dopo sarà processato e condannato, (una parte) della folla prima celebrante poi gli sarà avversa, mortalmente avversa. Gesù sarà crocifisso dal potere romano come un malfattore.
Dio è fragile? Sì perché è Dio.
Se fosse un idolo non sarebbe accaduto, l'idolo non è mai messo in questione.
L'idolo è il non-Dio.
L'idolo è muto quindi rimanda i desideri al mittente senza una critica costruttiva, senza empatia, senza fede,
ma con: adulazione distruttiva, indifferenza, superstizione, in quanto l'idolo è un manufatto dell'uomo, l'idolo non è Dio (come ci ricordano, tra gli altri, i profeti biblici Isaia e Geremia).
Una sana e feconda dialettica tra onnipotenza e fragilità.
Solo Dio è onnipotente e questo ci libera dalla presunzione di essere noi dio e ci aiuta anche a non confidare in altri dèi.
Liberi quindi da sudditanze anche dalle sudditanze ai fantasmi delle nostre paure ed angosce.
Il riconoscimento dei nostri limiti è la nostra fragilità, riconoscere questo è una grande conquista e, tutto sommato, una vera liberazione dalle nostre pretese impossibili che ci opprimono.
Solo Dio è Dio.
Su questa base, al contempo solida e fragile, ecco la 'forte rocca'
(espressione di fede tratta, com'è noto, dal Salmo 46 e ripresa da Lutero nel suo celebre inno), una fede delicata e fiorente perché costruttiva.
Una fede, per utilizzare un termine coniato recentemente, petalosa.
- I nostri giorni sono allora in mani sicure quelle del Dio d'Israele-Dio di Gesù Cristo,
è il nostro tempo quindi non sciupiamolo.



