domenica 13 marzo 2016

la Lumière - Domenica 13 marzo 2016

foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito

                                                                 Domenica  13 marzo 2016
                                                    - 5a DEL TEMPO DI PASSIONE - JUDICA
Fammi giustizia, o Dio - Salmi 43,1
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-8
Bibbia - Versione Nuova Riveduta

1 Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov'era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 
2 Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. 
3 Allora Maria, presa una libbra d'olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell'olio. 
4 Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 
5 «Perché non si è venduto quest'olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» 
6 Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro. 
7 Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. 
8 Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre».



Theologica.
Wes HOWARD-BROOK
 
“ «…andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti».

Mentre i vangeli sinottici non contengono il racconto di Lazzaro, il quarto vangelo lo presenta non solo come l’atto finale del potere divino di Gesù e un segno decisivo di speranza per la comunità giovannea, ma anche come la ragione prossima dell’avvicinarsi della sua morte. Non solo Gesù ha risuscitato il suo caro amico dal sepolcro, ma siede a tavola insieme a lui.
            Ancora una volta la descrizione delle sorelle nel v. 2 è perfettamente in sintonia con la visione  lucana di Marta occupata in mille faccende e di Maria in atteggiamento di preghiera, a partire dalla presentazione di Marta come colei che «serve» (diēkonei). Ma anche se l’immagine lucana contiene una valutazione negativa dell’attivismo che distrae dall’essenziale, il quarto vangelo descrive la scena usando un verbo (diakoneō) che indica la sequela, il discepolato (Mt 4,11 25,44; Rm 15,25; cf. 1Tm 3,10). 
Ciò può lasciar intendere che non si tratta di una «cena» (deipnon) ordinaria, ma di una celebrazione eucaristica (cf. 1Cor 11,20: deipnon del Signore), nella quale Marta funge da «ministro».


tratto da: - Wes Howard-Brook, Essere Pace Seguire Gesù con il Vangelo secondo Giovanni

(«La Missione» Sezione Biblica), Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2001, 408.




BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio ABBÀ

La figura di Giuda Iscariota con la sua obiezione, almeno apparentemente svolta a favore dei poveri, pone qui una sorta di tentazione, forte in quanto realisticamente sobria, e puntuale allora come oggi: quella di non sprecare. Come dargli torto. Non sprecare ciò che potrebbe essere di aiuto ai poveri. Non sprecare ciò che potrebbe essere un aiuto concreto.
Diventano secondarie le vere motivazioni che stanno dietro all'obiezione di Giuda, ma la sua considerazione è appunto incisiva. L'obiezione è un rimprovero che pare appropriato. Gesù lo sa. 
Notiamo quanto segue: 
 
"Praticamente l'unico contesto in cui la figura di Giuda si sottrae alla conoscenza che Gesù ha del proprio traditore (...) è quello della cena di Betania" 
(Roberto Vignolo, Personaggi del Quarto Vangelo Figure della fede in San Giovanni, Glossa, Milano, 1994, 207).

Gesù lo sa che il rimprovero di Giuda sarebbe fondato, ma ancor più fondato e importante è il fatto di riferirsi alla presenza di Gesù come indicatore di vero ausilio per aiutare i poveri. 
Il vero spreco sarebbe non fare riferimento alla Buona Notizia liberatrice che vale anche e soprattutto per i poveri e questa Buona Notizia è l'Evangelo, è Gesù che è Evangelo.
- Neppure la spiritualità di Maria di Betania dev'essere sprecata.
Maria in ebraico: Miryām un nome molto comune, anche all'epoca del Nuovo Testamento. 
Nel Nuovo Testamento ci sono sette donne con questo nome tra cui Maria di Betania.
(Due donne con questo nome sono menzionate nell'Antico Testamento).

Il nome Miryām ha diversi significati: ' bambina attesa', 'amara', ' ribelle'.
'Bambina attesa': come si attende una nuova creatura con una gravidanza che richiede cure e premure, per la gioia della nascita, nascita della gioia. 
Maria di Betania ora è donna, e sa ringraziare con umiltà e affetto Gesù. 
Lo ringrazia per amicizia e per aver salvato suo fratello Lazzaro (è risorto! Giovanni capitolo 11, versetti 43-44). La gratitudine e la riconoscenza le manifesta a Gesù proprio lei: Maria di Betania. 
Fra tanta ostilità che Gesù subisce da parte del potere, ecco invece i gesti affettuosi di Maria di Betania, gesti che sono una vera oasi di tenerezza.

'Amara': Lei aveva dovuto attraversare il lutto per la perdita di Lazzaro, la sua amarezza era tanta. Ecco ora il suo ringraziamento per il fratello risorto, un grande ringraziamento, un grazie senza calcoli, un grazie senza se e senza ma.

'Ribelle': rispetto alla sorella Marta molto energica ed attiva (Luca 10,38-42),
Maria pare più 'contemplativa'. 
Nella storia della teologia è accaduto, più di una volta, che Maria di Betania sia stata apprezzata dai teologi per la sua propensione alla vita contemplativa, donna umile, modesta, silenziosa, che si piega docilmente. Ma le cose stanno proprio così?
- Oppure Maria di Betania agisce da 'ribelle', quello che pare un muto asservimento è invece voce che qui grida: dignità. Dignità per se stessa e per Gesù il Cristo. 

- Si veda il libro: Elisabeth Moltmann-Wendel, Le Donne che Gesù incontrò
(Nuovi Saggi Queriniana 51), Editrice Queriniana, Brescia, 1989, capitolo 2 Maria di Betania, 59-66,
traduzione di Anna Gelosia e Rossana Kaminskij-Paniccia  
Edizione italiana a cura di Maria Cristina Bartolomei.

Dunque non contemplazione ma preghiera e azione congiunte, da cui scaturiscono gratitudine e qui per Maria uno struggimento agrodolce. La crocifissione di Gesù renderà il tutto molto, molto aspro.
Il dolce della Risurrezione arriverà certo, ma non era ancora all'orizzonte di Maria di Betania e dei discepoli.
- La spiritualità di Miryām di Betania non dev'essere sprecata.
Il profumo della sua spiritualità può impregnare azioni, parole, pensieri ancora oggi.
Maria di Betania 'ribelle' per gratitudine ed amicizia.
- E Marta? Non sprechiamo neppure la sua spiritualità, infatti, in Giovanni 11,27 si rivolge a Gesù così:
"Ella gli disse: 
«Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo»."
- Una confessione di fede che sta alla pari con quella dell'apostolo Pietro! (Matteo 16,16).
Marta, come ci ricorda Wes Howard-Brook, "ministro" alla Cena del Signore.
Maria e Marta, Marta e Maria, insieme sono la risposta del discepolo alla chiamata di Gesù.