giovedì 21 aprile 2022

L'energia del racconto nel chassidismo

La forza del narrare – una storia chassidica

Quando il gran Rabbi Israel Baal Shem-Tov avvertiva l’incombere di una qualche sciagura sul popolo ebreo, aveva l’abitudine di andare a riflettere in un punto della foresta; là, accendeva il fuoco, recitava una certa preghiera e il miracolo si compiva: la sciagura si allontanava.

Più tardi, quando il suo discepolo, il famoso Magid di Mezeritsch [rabbi Dov Ber “Maggid di Mezeritsch, 1704-1772] doveva intercedere presso il cielo per le stesse ragioni, si recava nello stesso punto della foresta e diceva: 

«Signore dell’universo, porgi l’orecchio. Non so come accendere il fuoco, ma sono ancora capace di recitare la preghiera». E il miracolo si compiva.

Successivamente, anche il Rabbi Moshe-Leib di Sassov [1745-1807], per salvare il suo popolo, andava nella foresta e diceva:

«Non so come accendere il fuoco, non conosco la preghiera, ma posso ancora rintracciare il luogo e questo dovrebbe bastare». Infatti bastava: anche in quel caso, il miracolo si compiva.

Poi toccò al Rabbi Israel di Rizsin [1796-1850] allontanare la minaccia. Seduto nella sua poltrona, si prendeva la testa fra le mani e diceva a Dio: 

«Non sono capace di accendere il fuoco, non conosco la preghiera, non sono neppure in grado di ritrovare il posto nella foresta. Tutto quello che so fare è raccontare questa storia. Dovrebbe bastare». E bastava.


tratto da:

- Elie Wiesel, Le porte della foresta, traduzione di Laura Guarino, Tea, Milano, 1994,

citato in: Ebraismo Guida per non ebrei 

edizione italiana a cura di Daniele Garrone, Claudiana Editrice, Torino 2019, 38.