sabato 3 settembre 2016

la Lumière - Domenica 4 settembre 2016

la Lumière

Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: 
«Io sono la luce del mondo; 
chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» 

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,12


  
foglio biblico-liturgico
gratuito

    Domenica 4 settembre 2016
- 16a DOPO PENTECOSTE
Testi Biblici
(Versione Biblica Nuova Riveduta)
 EVANGELO
I Pietro 5,6-7
           

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo;
gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.


Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,28
Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire?


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole  

 La dimensione del discepolato

Maurizio ABBÀ

Nell'essere discepoli di Dio Padre Figlio Spirito Santo siamo in una dimensione in cui si è controcorrente rispetto al pensiero dominante;

- umiliatevi ... affinché ... vi innalzi 
non è un trucco per passare dalla (falsa) modestia alla collocazione in una vetrina da esposizione di lusso,
ma è qualcosa di molto diverso, di profondamente diverso: è ciò che il teologo Dietrich Bonhoeffer chiamava lo sguardo dal basso cioè la possibilità di vedere la Storia dalla parte degli Ultimi. Ultimi che sovente sono gli sconfitti e pertanto risultano essere, a viste umane, i perdenti ma non per questo sono i perduti. 
Attenzione però non sono gli eterni scontenti, quelli che non si fanno mai andare bene niente, (questo è meglio precisarlo);

- gettando su di lui ogni vostra preoccupazione
le preoccupazioni di vario genere ci attanagliano fino a bloccarci, preoccupazioni piccole e grandi (anche quelle piccole ci sforziamo d'ingigantirle, ahi!). Qui l'invito è perentorio: gettarle via, ma non chissà dove, ma in Dio che le riceve, se ne fa carico, così che il nostro fardello nell'affrontare la vita risulti decisamente meno pesante e a tratti, incredibilmente, persino agevole;


volendo costruire una torre ma... quale torre?
Esercizio impegnativo quello di costruire una torre, lo è sempre stato.
Non una torre di Babele che vuole arrivare presuntuosamente arrivare a grattare il cielo (Genesi 11) ma una più sobria e modesta torre, comunque è impegnativa. Bene da sapersi per attrezzarsi alla bisogna per la sua edificazione.


Quale torre?
Sarà forse la torre della salute ... da riguardare con cura e premura. 
Cosa fare quando la salute pare sfuggirci tra le dita? Può insegnarci allora qualcosa la forza della mano di una madre, di un padre che afferrano, nonostante tutte le avversità, quella dei loro figli. A volte, ad aiutare, arrivano in aiuto le mani dei nonni, il nonno il "mestiere" più bello! 
    Molte cose sono costose, molte cose sono molto costose.
La forza d'incoraggiamento dei genitori e dei nonni invece non ha prezzo.

O forse sarà la torre dell'amore ... Nella foresta dei sentimenti l'amore richiede una bussola speciale, che indichi sempre uno sguardo speciale nel guardare la persona amata, quando manca quello sguardo, sguardo vicendevole, ahi!
- Avvertenza: quando l'amore ha prezzo allora: occhio che non è più amore, non lo è mai stato - .

Oppure potrebbe essere la torre del lavoro desiderato da giovane ma non ancora delineato, successivamente bramato quando non si è più giovani ma non si è ancora in età da pensione diventa persino più complicato raggiungerlo. C'è stato un tempo, non tanti anni fa (ma sembra ormai un'era geologica) in cui era il lavoro che ti raggiungeva. La torre del lavoro è faticosa da scalare, (Genesi 3,19) ogni giorno, ma lo è ancora di più se la torre del lavoro non c'è...

     O si tratta della torre della fede ... già la fede, mica è stata dimenticata, è la base e il vertice della torre. 
Fede che richiede due ingredienti necessari, apparentemente distanti tra loro.
Richiede la critica della religione per purificare la fede dalle scorie e dai residui che si annidano sempre: dalla superstizione alla presunzione teologica del tipo: 'io so già tutto e ne so più di Dio', (doppio ahi!). 
La critica della religione non esita giustamente a ricorrere al metodo storico-critico, alla psicoanalisi, ad ogni strumento utile (anche se preso da solo non è esaustivo ed occorre certo evitare confusioni e sovrapposizioni ma occorre evitare anche le inutili contrapposizioni). Questo è il primo ingrediente necessario.
Quindi si richiede la capacità di lasciare che la fede sia attraversata dal dubbio
La tensione che provoca il dubbio sano (non quello inutile e anch'esso presuntuoso) tiene la fede viva, la pungola, la tiene in dialogo, in un certo senso la sostiene!
Purtroppo ci sono anche i dubbi provocati dal dolore, dalla malattia, dalla morte di persone e creature care. 
Il dolore, la malattia, la morte possono arrivare a spezzare la fede, ma non possono piegarla.
Questa capacità di resistenza al male è il secondo ingrediente necessario per una fede che sia davvero robusta (robusta, certo non dimentichiamo la sua fragilità umana).

E poi: - si può vederla conclusa una torre?
A volte sì, a volte possiamo solo immaginarla completata.
Immaginiamo allora la conclusione dell'edificazione della torre:

La torre della salute: di sicuro Dio non ama il dolore. La sofferenza in quanto sofferenza non ci avvicina di più a Dio. La sofferenza è fonte di sofferenze. - Diverso, tutto diverso è il discorso che, a volte, dentro la sofferenza comprendiamo anche le sofferenze piccole e grandi degli altri e riusciamo ad attingere a risorse interiori che sono autentici doni di Dio per aiutare a rialzarci.

La torre dell'amore: di tutte le torri è l'unica torre che ci sorprenderà perché possiamo e dobbiamo costruirla dal vertice ossia dal punto più alto, costantemente più alto, che strana e bella torre!

La torre del lavoro: che sa dare il giusto spazio e il generoso tempo ADESSO a quanto vi è di più caro. 
Il sociologo e psicanalista Erich Fromm diceva che amare è un'arte, certo, e amare è anche un lavoro nel senso più nobile del termine.
La torre della fede: fede che sa fare feste colorate e regala sorrisi di allegria allora non ci sarebbero più i tragici ed oscuri fondamentalismi che diffondono lacrime di dolore.

Riapriamo gli occhi alla realtà e diamoci da fare.


- Pare necessaria una risposta: ma esiste sempre una risposta? Non è forse presunzione pensare che ci sia sempre una risposta? Anche se pare necessaria, urgente persino, c'è davvero? Fare delle buone domande, è già molto, è quasi tutto, domande per sapere risposte per domandare ancora questa metodologia è sana, è aperta, è fruttuosa. 
Ci sono, come purtroppo sappiamo, dei momenti in cui le nostre (poche) risposte, seppur provvisorie, paiono dissolversi.
Il teologo Paperino direbbe allora: Gulp! E avrebbe ragione di dirlo. E noi con lui.

Questa volta, però una volta tanto, dài, la risposta c'è, eccome se c'è e ci porge la dimensione dell'essere discepoli:
perché egli ha cura di voi. 






                                   Theologica
Ugo VANNI 
  
Uno sguardo agli studi che si sono occupati in questi ultimi decenni della Prima Lettera di Pietro dà un'impressione sconcertante di pluralità frammentaria: si è parlato della Lettera come di un'omelia, addirittura da situarsi in un contesto liturgico preciso, come il rito del battesimo o la celebrazione della Pasqua.
Nel suo contenuto sono stati individuati vari strati di tradizioni, con un'attività redazionale che li avrebbe unificati: si sono trovati elementi di tradizione paolina, elementi che sembrano rifarsi direttamente ai vangeli, semitismi nel contenuto e nella forma, tracce abbondanti della «scuola apocalittica», ecc. Si è tentato di individuare degli inni antichi soggiacenti, partendo da indizi presenti nel testo che lo hanno fatto pensare. Se si dà, poi, uno sguardo al contenuto dal punto di vista teologico, anche qui ci si imbatte in un groviglio di temi: escatologia, rilettura dell'Antico Testamento, teologia della sofferenza, teologia politica, organizzazione ecclesiale, ecc.
    Viene da chiederci, di fronte a questa varietà, che cos'è propriamente la Prima Lettera di Pietro. L'omogeneità di stile che si mantiene costante dall'inizio alla fine suggerisce una fisionomia unitaria.


tratto da: - Ugo Vanni, Lettere di Pietro Giacomo e Giuda 
(LoB Leggere oggi la Bibbia 2.13), Editrice Queriniana, Brescia, 1986, 7.