venerdì 1 novembre 2024

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Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,28-34 

versione CEI 2008     www.bibbiaedu.it

Allora Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, 

gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?".

12,28-34 Il più grande comandamento (vedi Mt 22,34-40Lc 10,25-28)

Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30 amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi". Lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici". 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


Romani 13,1-7

versione Nuova Riveduta       www.laparola.net

Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e quelle che esistono sono stabilite da Dio. 2 Perciò chi resiste all'autorità si oppone all'ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; 3 infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l'autorità? Fa' il bene e avrai la sua approvazione, 4 perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male. 5 Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza.

6 È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio. 7 Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l'imposta a chi è dovuta l'imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l'onore a chi l'onore.

 Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e quelle che esistono sono stabilite da Dio. 2 Perciò chi resiste all'autorità si oppone all'ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; 3 infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l'autorità? Fa' il bene e avrai la sua approvazione, 4 perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male. 5 Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza.
6 È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio. 7 Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l'imposta a chi è dovuta l'imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l'onore a chi l'onore.


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

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                                             Meditazione di Maurizio Abbà


Ascolta, Israele! 

è darsi, e porgere, una possibilità di futuro,

se non ascoltiamo ciò che accade fuori di noi e quanto accade dentro di noi,

non riusciamo nel presente a fare memoria del passato e ad intravedere raggi di sole

nei giorni futuri.


Amare il prossimo, 

se stessi 

e Dio.

- Lezione magistrale per non cadere in un 

filantropismo ridotto e solo di facciata,

in un egoismo diffuso ed ottuso,

in fondamentalismi religiosi sempre in agguato.


Occorre saggezza, la saggezza dello scriba citato.

- Chi erano gli scribi?

funzionari, segretari, persone che sapevano leggere e scrivere,

ed avevano solitamente acquisito capacità in diversi ambiti: economico, giuridico.


Incisivo, anche qui il seguente commento di Paolo Ricca 

sulle parole di Gesù rivolto alla scriba saggio:

«Tu non sei lontano dal regno di Dio», Mc 12,34:

" Non tutto il mondo deve diventare chiesa ma deve - questo sì - diventare una parabola vivente del regno di Dio. La nuova cattolicità sarà nuova nella misura in cui saprà essere veramente universale evitando il doppio scoglio del sincretismo da un lato e dell'integrismo dall'altro. ", 

(Paolo Ricca, L'eclisse della cattolicità retrospettiva sul secondo millennio della storia cristiana, in Cattolicità ridotta, "Servitium", n. 68, 1990, 69-85, qui pagina 85).


- La Riforma Protestante fu anche un tentativo di vedere teologicamente 

in Romani 13 l'autorità come possibilità di giustizia, 

in cui Dio agisce tra gli uomini e le donne.

Teologicamente però si deve scorgere anche  nelle ingiustizie inflitte

ai quattro angoli del mondo a tutte le creature

la possibilità in cui Dio agisce prendendo posizione 

per 

i più deboli, i poveri, i bisognosi, minimi, i senzavoce, i più fragili.

Questo non per una elezione sociologica automatica, 

ma per una questione di giustizia veramente giusta.


Apocalisse 13, contestualizzato, ricorda invece la possibilità di resistenza alla tirannide,

la lezione è dire no alla violenza del Potere, 

la lezione è di saper ascoltare il: 

no a tutte le violenze

e il 

sì alla dignità libera.


Per darsi e porgere un futuro prossimo più libero e più giusto,

questo è un altro capitolo della storia dell'interpretazione e della storia del cristianesimo.

Bisogna tenerlo presente come pendant nella lettura di Romani 13.


                                                                                                       Maurizio Abbà