venerdì 21 luglio 2023

La pazienza del fare nella speranza


DOMENICA 23 LUGLIO 

8a DOPO PENTECOSTE


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,24-30

Bibbia versione Nuova Riveduta


Gesù: 

Egli propose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò. Quando l'erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie. E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: "Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c'è della zizzania?" Egli disse loro: "Un nemico ha fatto questo". I servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a coglierla?" Ma egli rispose: "No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano. Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: 'Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio'"».


la Lumière 

Isaac Claesz van Swanenburg (attribuito)

Parabola del grano e della zizzania

(1590-1610)

Rijksmuseum - Amsterdam


Briciole di Fede

per una fede non in briciole


La pazienza del fare nella speranza

                                          Meditazione  di Maurizio Abbà


La settimana scorsa la domanda principale era:

cosa stiamo seminando?

Mentre questa Domenica la domanda che s'impone è:

Sul cosa si raccoglierà? E senza la fretta cattiva consigliera.


Grano buono 

mentre la gramigna ossia le zizzanie 

non vanno sottovalutate per la loro pericolosità

ma neppure sopravvalutate nel dare loro la precedenza.

Infatti possono prendere il sopravvento in due modi: 

quando si fa finta di niente e poi

le si raccoglie come se niente fosse, 

è la ben nota e diffusa indifferenza.


Oppure nel trascurare l'importanza del grano buono, 

è la preziosità del granaio 

rifugio e giacimento di cosa è davvero che conta.


Non va poi trascurato il fascino che possono esercitare le zizzanie,

fuor di metafora, sono le cattive notizie che fanno 'presa' maligna, 

le buone notizie, al contrario, sono considerate benigne sì ma noiose,

al punto che, a volte, non sono neppure citate 

o lo sono distrattamente e pure di sfuggita, purtroppo.


Gramigna: è in mezzo alla parte buona, 

non risulta così facilmente suddivisibile,

occorre un lavoro di fino per distinguerla 

ed asportarla, a suo tempo.

Il discernimento è arte che richiede impegno da esercitare serenamente.

- Questa parabola è un vero antidoto alla fretta dei fondamentalismi,

che non sanno proprio discernere - .



In erboristeria la gramigna è ricercata in quanto le sono attribuite proprietà

antinfiammatorie, diuretiche, depurative, 

anche qui, fuor di metafora, si può dire

che occorre prestare attenzione: anche dalla gramigna,

a volte, qualcosa si può ottenere di valido.

Non bisogna essere sbrigativi nel toglierla,

ma bisogna tessere con saggezza

i fili della trama della pazienza

che s'intrecciano con l'ordito dei fili della speranza.


Evangelo vuol dire 'Buona Notizia', 

da qui anche la difficoltà ad essere recepita.

Diverrà la parabola del grano buono.


Ai  classici 'Sola' della Riforma Protestante

capisaldi della teologia riformata:

solus Christus, sola Fide, sola Gratia, sola Scriptura, soli Deo Gloria

in aggiunta ecco, con una piccola nota umoristica: 

solo grano buono con pazienza e a suo tempo!


La parabola del grano e delle zizzanie,

in un certo senso, è già una parabola del periodo nell'Avvento,

dove la pazienza riformatrice ci potrebbe cambiare, almeno un po'.


Il grano buono della forza prorompente dell'Evangelo.

Per questo occorre pazienza,

ma non è attesa inerte, 

ma è la dolce energia della pazienza del fare.


“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo” 

o capisco, (secondo alcune varianti),

diceva il grande artista, scrittore e designer Bruno Munari

menzionando un antico proverbio cinese. 


Qui nella parabola evangelica c'è anche l'importanza sapiente

di un certo non fare per saper poi costruire

con giudizio e discernimento nella speranza.