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Francesca Cadeddu - Franco Ferrarotti - Marco Ventura
L'analfabetismo biblico e religioso
Una questione sociale
A cura di Brunetto Salvarani
Pagine: 88.
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2022
www.dehoniane.it
Fondazione Pietro Lombardini per gli studi Ebraico-Cristiani
Umberto Eco in una delle sue più celebri "La Bustina di Minerva",
rubrica del settimanale L'Espresso, del 10 settembre 1989,
si chiedeva perché a scuola
gli studenti debbano sapere tutto degli dei di Omero e debbano conoscere la Divina Commedia
tralasciando la radice biblica, tra cui il Cantico dei Cantici chiave interpretativa
per capire anche Dante?
Ecco l'importanza, la necessità di studiare Bibbia e Religioni.
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Sabato 20.11.2021 si era svolto il
Quinto convegno in memoria di Pietro Lombardini (1941-2007)
Centro Studi Religiosi della Fondazione Collegio San Carlo
www.fondazionesancarlo.it
Sono qui pubblicate le relazioni da diverse prospettive delle scienze umane.
Brunetto Salvarani (p. 16):
«Lo studio non è un optional né per il cristianesimo né per le altre religioni.
E nella confusa Babele della postmodernità le religioni avranno ruolo e spazio
solo se sapranno dirsi con termini e concetti corretti. Studium ac doctrina».
Studio ed apprendimento per cercare di rendere (nuovamente) famigliare l’universo biblico e comprendere i nuovi orizzonti religiosi dalle radici antiche;
ancora Brunetto Salvarani (citazione dalle pagine 12-13)
dall’Introduzione dal titolo Santa Ignoranza?
«Così, se si possiedono informazioni e idee confuse sulla propria tradizione religiosa,
o comunque su quella maggioritaria, non ci si può stupire se si accumulano le fantasie e i pregiudizi sulle altre fedi.
Tanto più quanto il processo di pluralizzazione della scena religiosa avviene in tempi piuttosto rapidi, com’è avvenuto qui; e nella pressoché totale disattenzione dei media, per i quali il mondo della fede coincide largamente con le dinamiche vaticane.
Si aggiunga che l’analfabetismo religioso denota un impoverimento culturale, tanto più grave nel Paese di Dante e Piero della Francesca, di Caravaggio e di Manzoni; ma anche della comunità ebraica più antica d’Europa e del nucleo valdese, definito mater reformationis, oltre che di una presenza islamica ormai tra le più numerose del continente e di parecchie altre confessioni sempre più diffuse e visibili nei territori urbani.
Inoltre, tale analfabetismo comporta anche elevati costi sociali, perché concede spazio, almeno indirettamente, a incidenti culturali che minano la coesione sociale e rallentano i processi di integrazione. Ignorare o misconoscere l’islam, ad esempio, significa perdere una cruciale chiave interpretativa per comprendere cosa accade nelle scuole o nelle mense aziendali, nei quartieri periferici o negli ospedali che sempre più si propongono come luoghi di incontro e persino di dialogo interreligioso».
L’importanza dell’in/formazione religiosa va presa in seria considerazione, è, tra l’altro, vitale per la robustezza del tessuto sociale.
Tra i portali con contenuti in lingua italiana, sono segnalati nel contributo di Francesca Cadeddu (p.39 nota 11) i seguenti:
SORAPS, Study of Religions Against Prejudices and Stereotypes (https://soraps.unive.it/)
e
PARS, Portale di informazione e informazione per il contrasto dell’analfabetismo religioso
(https://pars-edu.it/).
Puntuale l'annotazione storica di Francesca Cadeddu (pagine 28-29):
«(…) da questa responsabilità formativa è stata tenuta fuori l’università. Il Regio Decreto 1251 del 26 gennaio 1873, infatti, soppresse le facoltà di teologia, espungendole dalle università pubbliche.
In questo modo si riteneva possibile, per parte cattolica, preservare la teologia dal secolarismo dell’Italia risorgimentale e consentirne lo studio solo al clero (ma inibendone così lo studio al laicato), e per parte dello Stato prendere atto di un declino dell’interesse per gli studi teologici (in effetti, le tre facoltà ancora attive dopo l’unificazione, Torino, Genova e Pavia, non contavano più di una dozzina di studenti) che agli occhi degli scettici confermava la connotazione non scientifica della materia di studio.
Soltanto in tempi recenti, l’insegnamento della teologia è stato riabilitato in seno alle lauree magistrali di classe 64, in scienze delle religioni, con due corsi erogati dagli atenei di Palermo (dal 2021), e Bologna e Modena-Reggio Emilia (dal 2022)».
- Per inciso si può notare che il terreno era già stato preparato: era il 26 aprile del 1872, ormai in prossimità alla soppressione delle Facoltà di teologia statali, il deputato Giuseppe Guerzoni, rilasciò questo discorso in Parlamento:
«condannate a lenta morte da replicati voti della camera, tollerate più che riconosciute per lo spazio di dodici anni dallo Stato; ripudiate dalla Chiesa; guardate con diffidenza dalla filosofia; fuggite dai credenti; abbandonate dai laici; senza scuole, senza scolari, senza professori, non avendo di vivo che il dente col quale rodono ogni anno settantacinquemila lire all’erario dello Stato, io credo che le facoltà di teologia siano ormai condannate per sempre.»
Il discorso del deputato Giuseppe Guerzoni fu pronunciato il 26 aprile 1872,
è riportato in: B. Ferrari, La soppressione delle facoltà di teologia nelle università di Stato in Italia, Morcelliana, Brescia, 1968, p. 61, citato da: Cristina Sagliocco, Il Dibattito sulla soppressione delle Facoltà Teologiche Universitarie in Italia (1859-1873) e i Seminari Vescovili, in QFIAB 87 (2007).
La decisione di abolire le facoltà teologiche statali probabilmente non fu appropriata, ma rispondeva a veti ideologici incrociati, contestualizzabili per l'epoca.
Personalmente ritengo andrebbe ora ripensata.
Maurizio Abbà
GLI AUTORI
Francesca Cadeddu
è ricercatrice di Storia contemporanea
Università di Modena e Reggio Emilia e segretaria generale della European Academy of Religion.
Franco Ferrarotti
Professore emerito di Sociologia
Università di Roma “La Sapienza” e direttore della rivista La Critica sociologica.
Marco Ventura
Professore di Diritto ecclesiastico e canonico
all’Università di Siena e membro del panel di esperti sulla libertà religiosa dell’OCSE.
Presiede il gruppo di lavoro su innovazione, scienza e tecnologia del G20 Interfaith Forum.
Brunetto Salvarani
è docente di Missiologia e Teologia del dialogo alla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna
