Si può avere un atteggiamento più aperto,
verso l’Islam in particolare e verso le religioni in particolare.
Un tempo si poteva con sicurezza identificare il cristianesimo con la verità,
le altre religioni con l’idolatria.
Oggi non possiamo più assumere questo atteggiamento;
lo sentiamo come profondamente ingiusto.
Malgrado tutte le difficoltà, i condizionamenti politici, le differenze culturali,
l’unica via augurabile è quello dell’incontro.
Un incontro in cui il discorso non sia a senso unico, dalla verità verso l’errore.
Una preghiera ottocentesca, erroneamente attribuita a Francesco d’Assisi,
chiede al Signore:
«Là, dove è il dubbio che io porti la Fede. Là, dove è l’errore che io porti la Verità».
Resta bella l’intenzione,
ma non si può condividere la pretesa di avere tutto da dare
senza bisogno di ricevere nulla.
Nelle altre fedi possiamo vedere degli stimoli possibili,
nelle persone di fede diverse un’autenticità spirituale e delle capacità positive.
Essere aperti all’incontro
significa anche permettere che le ricchezze interiori di ciascuno
vengano alla luce.
L’incontro però non si raggiunge mediante concessioni.
È un incontro nel rispetto, non è un «venire incontro».
Nel rapporto di cristiani e cristiane con altre fedi
vi è talvolta la tendenza ad attenuare le affermazioni
della fede cristiana, come se, così facendo, la nostra fede diventasse più accettabile.
Non è affatto più accettabile, semplicemente non è più la stessa fede,
quindi si trasforma in un in inganno.
Perde il suo radicamento, diventa inconsistente.
Bruno Rostagno
tratto da:
-Bruno Rostagno, Dio incontra, ama, unisce Introduzione alla fede evangelica
Claudiana, Torino, 2021, pagine 9-10.